Ad ognuno il suo…

Cerchiamo di porre in risalto una caratteristica o una funzione per ognuna delle categorie di shampoo più utilizzate, certo la funzione dello shampoo è lavare, tuttavia è abbastanza generico e approssimativo perché non è indifferente utilizzare un prodotto anziché un altro.  Il lavaggio è l’azione finale ma cosa, come e perché rimangono il vero obiettivo dell’azione di pulizia e detersione.

Tra le categorie di shampoo troviamo:

  1. i “senza” qualcosa o i “con”
  2. gli anti-giallo
  3. i 2 in 1
  4. i sebo regolatori
  5. con prebiotici e probiotici
  6. anticaduta
  7. lo shampoo secco

 

I “senza qualcosa” o i “con”

Sono spesso il risultato di politiche commerciali e di marketing, in molti casi la comunicazione è l’elemento centrale della proposta nel primo caso sollecitano il cliente ad una azione di evitamento nel secondo di adesione, se la domanda è: funzionano? In entrambi i casi non conosciamo molto altro oltre al messaggio commerciale.

Antigiallo

in genere è utilizzato per trattare il colore del capello quando si discosta dal bianco a seguito di decolorazioni o tinte quando i capelli assumono una tonalità più calda.

Per comprenderne il funzionamento dei prodotti che vanno a correggere il colore è doveroso fare una premessa: cresciamo con l’idea che i colori siano dei valori assoluti e facilmente identificabili, per noi il rosso è il rosso e il blu è fatto di blu: in realtà non esiste un concetto più sfuggente e indefinito del colore.

Il colore che osserviamo dipende dalla nostra percezione, nello specifico dipende dal tipo di luce che colpisce l’oggetto: sotto la luce di un neon il colore risulta essere più freddo, sotto la luce diurna del sole risulta neutro, mentre sotto quella di una lampadina a incandescenza ci sembra più caldo.

La percezione inizia quando la luce colpisce il fondo dell’occhio (la retina), una superficie ricca di cellule nervose specializzate che, colpite dalla luce, emettono un impulso elettrico, trasformando la luce in un segnale elettrico trasportato dal nervo ottico.

Le cellule nervose che costituiscono la retina e che sono preposte a recepire la luce sono i fotorecettori e si dividono in coni e bastoncelli. I coni, si attivano in condizioni di maggiore quantità di luce, contribuiscono alla visione diurna, distinguono più precisamente i dettagli e i colori. Ognuno di loro, inoltre, è maggiormente sensibile a una specifica gamma cromatica, tanto che per semplificare li dividiamo in rossi, verdi e blu.

I bastoncelli, invece, sono più sensibili e consentono la visione anche alle basse intensità di luce, sono specializzati a rilevare la luce crepuscolare e i loro segnali sono interpretati dal cervello come puri segnali di brillanza.

A differenza dei coni, i bastoncelli sono più sensibili alle lunghezze d’onda corte (blu e verde) con il risultato che, in penombra, i rossi ci appaiono più scuri dei blu. I coni invece sono più sensibili alle lunghezze d’onda corrispondenti al verde e al rosso, tanto che in pieno giorno i colori come l’arancione ci paiono più vivaci e visibili dell’azzurro.

La trasformazione del segnale luminoso ad elettrico si chiama traduzione,  dalla retina il segnale elettrico raggiunge l’area visiva (in realtà ci sono diverse aree visive deputate a processare diverse informazioni ad esempio la corteccia visiva primaria V1 è altamente specializzata nel processare l’informazione relativa alla forma e la collocazione di oggetti la V2 elabora il colore ….) posta nel polo posteriore del lobo occipitale attraverso il nervo ottico, ricostruendo l’immagine e i colori, l’immagine è quindi una percezione e non necessariamente corrisponde ai colori reali.

In fotografia questa ricostruzione viene definita “bilanciamento automatico del bianco” ovvero l’osservazione del colore sulla base del contesto di illuminazione.

Chiudiamo la premessa ricordando che la percezione in particolare dei colori è soggettiva e dipende anche dalle nostre precedenti esperienze.

Torniamo all’argomento, i prodotti utilizzati come sbiancanti su fibre, tessuti e capelli modificano la nostra percezione aumentando la riflettività al blu, contengono pigmenti che assorbono una parte della luce incidente, mentre riflettono la lunghezza d’onda del blu e violetto.

Questi pigmenti contenuti negli shampoo e altri sbiancanti come i detersivi, aderiscono alla superficie del capello o indumento smorzando a seconda della luce le sfumature giallognole prodotte dall’ ossidazione della melanina durante la decolorazione, restituendo una esperienza percettiva che attenua la tonalità gialla.

Il marketing presenta questi prodotti con etichette e immagini con colori predominanti blu o violetto e se il cosmetico contiene estratti di origine vegetale riporta  fiori  o  frutti sulla confezione viola o blu per la presenza di antocianine che sono dei pigmenti presenti in grandi varietà di prodotti vegetali caratteristici del colore di molti elementi more, lamponi uva ma anche fiori come la malva o il fiordaliso, in questo caso fiori e frutti richiamano l’attenzione del consumatore sulla funzione del prodotto e sul desiderio di ricerca di prodotti naturali, a tal proposito ricordo che il termine “Naturale” non ha alcun significato in quanto  tutto è naturale, il petrolio è naturale!

Ma perché il blu spegne il giallo?

Il cervello non scompone 4 colorazioni giallo rosso verde e blu, questo è dovuto al fatto che i segnali che portano l’informazione visiva alla corteccia visiva sono organizzati in 3 coppie giallo blu; verde rosso; bianco nero; il meccanismo che non descriviamo per complessità e necessità di maggiori spazi, prevede che i segnali provenienti dai “coni” che ricordiamo essere sensibili a diverse lunghezze d’onda, confluiscano su specifiche cellule nervose alle quali trasferiscono una informazione  attraverso un meccanismo di eccitazione – inibizione; per concludere, gli shampoo anti-giallo sfruttano questo principio agendo sulla percezione, i coni fotorecettori del blu eccitano le cellule nervose per il segnale blu inibendo il segnale giallo. Questo è il motivo scientifico per il quale specifiche coppie di colori vengono chiamati “complementari” e se miscelate si neutralizzano.

La capacità di utilizzo dei colori consente di modificare la percezione sensoriale che abbiamo del colore.

Da oggi non chiamatelo più “ANTIGIALLO”!! La fenomenologia del colore mette in discussione il colore come manifestazione oggettiva, collocando il colore all’interno di un contesto di percezione sensoriale che dipende dalla nostra sensibilità e dalle suggestioni.

Ora vi raccontiamo una cosa alla quale non potrete credere, le dinamiche percettive sono alla base da una gamma di molti prodotti quali cosmetici, dentifrici whitening, detersivi per bucato, tutti prodotti che contengono pigmenti chiamati “sbiancanti ottici” perché non rimuovono ciò che rende meno bianchi capelli, denti e bucato ma perché “ingannano” il nostro cervello mediante il meccanismo di opponenza cromatica.

2 in 1

Se la prima funzione richiesta ad uno shampoo è lavare nel tempo i chimici si sono sbizzarriti a testare diverse formulazioni di shampoo in grado di rispondere a diverse altre esigenze, oltre a lavare e sono comparsi prodotti con azione condizionante e restituiva in grado di lasciare il capello oltre che lavato, morbido al tatto e facilmente districabile. Il primo fu il Pert Plus “2 in 1” una tecnologia che consti alla Procter & Gamble di avere successo con le linee Pantene e Vidal.

Vediamo come funziona uno shampoo condizionante restitutivo: si tratta di una emulsione che contiene sostanze cariche positivamente che riescono a neutralizzare la carica negativa caratteristica della superficie del capello, e sono capaci di lubrificarlo e “ingrassarlo”.

Il capello contiene al suo interno lipidi e proteine che vengono, in parte, persi durante la sua vita o a seguito dei lavaggi e azioni sgrassanti, o più semplicemente l’acqua può trascinare all’esterno questi elementi lasciando il capello secco e rigido ed esposto a rotture. Applicando uno shampoo restituitivo oltre a lavare, restituiamo al capello una componente lipidica (grassa), in grado di compensare la perdita dei nutrienti.

I Seboregolatori

Avere i capelli che tendono a sporcarsi facilmente è almeno fastidioso.

È importante sapere che la produzione di sebo è del tutto indipendente dalla frequenza con la quale laviamo i capelli, nonostante alcuni possano rivendicare l’esperienza personale che più si lavano e più si sporcano, non esiste un nesso causale tra questi due fenomeni: frequenza di lavaggio e maggiore necessità di pulizia, sono semplicemente correlati.

Per comprendere il problema dobbiamo risalire a quelle piccole ghiandole chiamate “sebacee” che sono come piccoli palloncini responsabili della produzione e conservazione del sebo.

Quando sono mature scoppiano riversando sulla superficie il contenuto indipendentemente dalla secchezza della superficie “cute”.

L’attività di queste ghiandole è sottoposta a diverse variabili o cause, di tipo ormonale, a seguito dell’assunzione di farmaci, stress, consigliando l’uso di un seboregolatore o seboriducente si tende a ridurre l’untuosità del capo e la frequenza dei lavaggi grazie a due semplici azioni meccaniche:

  1. una azione è garantita da sostanze adsorbenti che rimangono sul cuoio capelluto anche dopo il lavaggio e ne assorbono il sebo come la silica
  2. Attraverso sostanze astringenti come olii essenziali, tannini, saponine che provocano una contrazione del dotto secretorio riducendo la fuoriuscita del contenuto.

Naturalmente l’azione è limitata al periodo di utilizzo e si interrompe in caso di sospensione del trattamento, ovvero non elimina le cause ma agisce sulla dinamica di manifestazione del problema, non c’è una azione di rieducazione della cute.

Shampoo prebiotici e probiotici

Condividiamo il nostro organismo con miliardi di batteri diversi la cui specie e presenza varia a seconda delle regioni del corpo e cambia con l’età, con l’utilizzo dei farmaci, dell’alimentazione o di altri microrganismi patogeni che possiamo introdurre; tutto il nostro corpo fuori e dentro è sempre in festa con miliardi di piccoli amici e qualche intruso indesiderato….

La prevenzione delle malattie dipende da un equilibrio molto delicato tra diverse tipologie di microorganismi.

La Forfora è l’esempio più frequente di sbilanciamento microbiologico, nel quale un fungo la Malassezia furfur prende il sopravvento sugli altri.

Lo shampoo batterico fornisce ceppi di microorganismi precedentemente inattivati (probiotici) o sostanze in grado di favorire la crescita microbica (probiotici), per sostenere la gestione dei microorganismi che popolano la nostra cute.

Se c’è uno squilibrio questo può essere indicato da un prurito più o meno persistente o da una cute arrossata e può essere lenito da un cosmetico introducendo prebiotici e probiotici.

Naturalmente esistono diversi prodotti batterici come lozioni e conditioner dalle applicazioni più disparate per le diverse esigenze tenuto conto che nonostante i microorganismi che si trovano nelle diverse aree del corpo siano comuni tra noi tutti una parte di questi si differenzia con il mutare delle abitudini e il procedere degli anni, per questo è importante tenere conto del fatto che l’adeguatezza di un consiglio tricologico  è sempre relativa alle condizioni della persona nel momento in cui si presenta la necessità.

Lo shampoo anticaduta

Davvero agiscono esercitando una vera azione anticaduta?

Un cosmetico per definizione legale può detergere e mantenere in buono stato e profumare la cute e gli annessi cutanei; genio e genialità si intrecciano, la genialità è nel nome, il genio è in ognuno di noi… sicuramente nulla può far ricrescere qualcosa che non c’è più e non può impedire ai capelli di cadere… nemmeno la colla. L’azione impossibile è correggere l’attività metabolica della cellula cosa che altrimenti lo trasformerebbe in un farmaco.

Come dalle creme antietà o antirughe non ci aspettiamo che restituiscano la pelle dei nostri 20 anni ma ci aspettiamo che contribuiscano a migliorare e preservare il patrimonio estetico e la nostra percezione, non ci aspettiamo che uno shampoo anticaduta risolva la caduta e la calvizie.

Il termine anti-caduta orienta il consumatore in direzione della scelta di un detergente specifico in un momento in cui perde molti capelli o sta facendo una terapia farmacologica per arrestare la caduta.  L’azione che dovremmo aspettarci è quella di un prodotto che deterge delicatamente la cute e che sia un condizionante, poi l’ingrediente speciale quando aggiunto dalla genialità del marketing in dosi omeopatiche, potrà avere forse, qualche azione di sostegno, ma senza grande enfasi, non ci sono test e studi indipendenti che ne accertino l’efficacia.

Shampoo secco

Un accenno a questo prodotto è utile per comprendere delle dinamiche di detersione, non è attualmente molto utilizzato (eccetto situazioni specifiche), per quanto pratico e recente, è in realtà un prodotto di cui si è fatto largo uso a partire dal 500 periodo in cui il contatto con l’acqua era piuttosto raro e la pulizia del corpo era affidata alla biancheria pulita che aveva lo scopo di assorbire lo sporco.

Alla base del lavaggio a secco vi è l’applicazione di un principio quello di “affinità”, in questo caso “il simile scioglie il simile”.

Lo sporco che si accumula sulla pelle si comporta come un grasso e una soluzione per rimuoverlo consiste nell’ utilizzare un altro grasso che, per affinità lo rimuove, ad esempio il talco è molto utile per questa funzione.

Anche se oggi prevale la detersione per contrasto con l’impiego di detergenti ricchi di tensioattivi e di acqua quando il sapone e la disponibilità di acqua era limitata la detersione a secco costituiva la soluzione più diffusa.